De strata francigena novissima
Newsletter del sito www.centrostudiromei.eu
Anno XI n.1 - Marzo 2015
Direttore responsabile Fabrizio Vanni

Sommario

Editoriale. La via Teutonica non è un'offesa ai tedeschi.

Scienza e incoscienza.

Venti lavori scaricabili da academia.edu

La Terrasanta crociata vista con sguardo militare.

 Editoriale. La via Teutonica non è un'offesa ai tedeschi.

 «Mathildis Dei gratia si quid est, omnibus in Theutonicorum regno commorantibus, salutem.» Questo è l’attacco della prima delle due lettere superstiti di Matilde di Canossa. E’ dell’anno 1084 ed è una circolare rivolta a tutti i tedeschi contro l’imperatore Enrico IV che “falsus rex furto subripuit sygillum domni papae Gregorii” ovvero era entrato in possesso doloso del sigillo di papa Gregorio VII, con possibilità quindi di falsificarne gli atti.

Vi chiederete il motivo di questo avvio così aulico. In realtà, devo occuparmi di questioni ben più volgari, che non avrebbero ragion d’essere, se oggi l’ignoranza non dilagasse, e particolarmente in ambito francigeno. Da terzi, che per ruolo sociale non son tenuti a conoscere la storia (anche se male non gli farebbe), son venuto a sapere che, da qualcuno che non conosco e non voglio conoscere, ma che pare vanti conoscenze storiche, è stato pubblicamente affermato che il termine "teutonico" avrebbe, per i tedeschi, un connotato negativo, e che quindi, in estremo, sentendo chiamare “via Teutonica” la Romweg del Brennero, si potrebbero anche offendere.

Simili sconcezze accadono perché quelli che contano in francigenis brancolano nel buio più nero e di conseguenza vedono nere tutte le notturne vacche hegeliane: mai baggianata più grossa fu sparata dal tempo in cui si osò affermare (Dio li abbia in gloria, ma solo dopo qualche millennio di Purgatorio, s’intende) che la via Francigena nasceva sotto un cavolo di Canterbury UK (they said the via Francigena was born under a cauliflower in Canterbury UK). Purtroppo, per il nostro ignoto milite dell’ignoranza, la parola teutonico fin dai tempi dell’impero franco è un denotatum che qualifica i franchi commorantes a est del fiume Reno (non quello di oltre Appennino, bensì quello d’Oltralpe). La stessa parola Deutschland, che definisce oggi il principale stato dell’Unione Europea, altro non è che la finale derivazione del termine Teutsch-land, ovvero Paese dei teutonici. Questo chi abbia un minimo di conoscenze di testi medievali lo sa bene e non a caso ho scelto, a mo’ di epigrafe, l’attacco della circolare di Matilde di Canossa, perché dovrebbe essere ovvio che la Gran Contessa non si rivolgeva ai tedeschi per prenderli per i fondelli.

Ora, non vi è chi non sappia che, se si vuole buggerare i tedeschi, si hanno e si son sempre avute dinanzi strade lastricate e ben dritte: oggi, con le rotondità demotivanti del Cancelliere o ieri con la Tomania di Adenoid Hinkel, ieri l’altro, da “fan Pasqua i lurchi nelle lor tane e poi calano a valle” ai baffi di sego in cagnesco degli ufficiali asburgici, nel medioevo poi troveremmo “e come là tra li Tedeschi lurchi” del padre Dante accanto alla storia tutta inventata dell’Est Est Est del vescovo Defuk, che sarebbe stato d’Oltralpe e finanche parente dei Fugger, se non fosse stato costruito ad arte da quelli di Montefiascone, con scopi politici, come ci racconta nei suoi due libri dedicati all’argomento l’amico Quinto Ficari. Ma far passare un denotatum anodino per un connotatum negativo, oltre che scientificamente scorretto, potrebbe anche essere un’operazione in malafede: mi ricorda tanto quando, nel post Sessantotto, l’attributo “fascista” rendeva tabù - senza se e senza ma - il destinatario dell’epiteto. Purtroppo per codesto milite ignoto neo-sessantottino, anche Matilde di Canossa è dalla parte della via Teutonica.

Fabrizio Vanni.

postmaster@centrostudiromei.eu

Scienza e incoscienza.

L’indagine scientifica è quella cosa la cui mancanza trasforma un’onesta ipotesi di lavoro in una novelletta della nonna. La ricerca storica non ha molte occasioni di confrontarsi con la ricerca scientifica, se escludiamo le indagini archeologiche e la medicina forense su resti di uomini, di piante e di animali. Però, ogni qual volta sia data – dal progredire stesso della scienza - la possibilità di ricorrervi, il solo non farlo trasforma la ricerca storica in una barzelletta. Per esempio, discettare su quale sia il Volto Santo più vecchio, se quello di Lucca o quello di Sansepolcro, è mera chiacchera dal momento che il secondo ha subito analisi scientifiche, tra cui il carbonio 14, pur con tutti i limiti della procedura, mentre il primo ancora no.

E ora facciamo un exemplum fictum. Ipotizziamo che, tempo fa, alcuni simpatici produttori di un bene agricolo di nicchia ti abbiano contattato ipotizzando che quel loro prodotto abbia una forte somiglianza fisica e qualitativa con altri analoghi di quattro aree romee diverse (immaginiamo il Trentino, la Val di Susa, la Tuscia laziale e il crinale dell’Appennino sopra Firenze) e che ti abbiano chiesto di realizzare un convegno sul tema. Purtroppo, in questo caso, l’analisi scientifica diventa l’impedimento dirimente: voi chiedereste loro di far fare un’analisi genetica delle foglie e dei frutti di quelle quattro aree da un valido analista del DNA, rinviando al referto di quello qualsiasi ipotesi di convegno, no?

Ma se Expo 2015 si avvicina… Speriamo bene. Non vorrei che qualcuno provasse a trasformare la scienza in incoscienza.

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Venti lavori scaricabili da academia.edu

Sul sito www.academia.edu sono disponibili e scaricabili gratuitamente almeno venti saggi. Una buona parte sono inediti: Il Volto Santo di Sansepolcro (sul Volto Santo più antico tra quelli superstiti), Philemangenur in Sigeric (sulla Mansio XXXIV del percorso sigericiano, questo anche in lingua inglese), La via Teutonica e gli itinerari romipeti orientali Valichi appenninici e abbazie nell'alto medioevo, Aquileia e il Gargano, punti di attrazione dei pellegrini d'Oriente nell'alto medioevo e infine Iconografia medievale dell'asino che suona la lira.

Il lettore che si segna sul tasto FOLLOW riceverà una mail ogni volta che viene inserito un nuovo lavoro.

E' un sistema moderno per raggiungere sempre più lettori interessati alle tematiche trattate. In due soli mesi sono stati raggiunti oltre 400 contatti senza alcuna forma di sollecitazione. Ad oggi il lavoro più letto è Simboli in Valdorcia nel medioevo.

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LA TERRASANTA CROCIATA VISTA CON SGUARDO MILITARE

Recensione a Outremer : storia militare delle Crociate in Terrasanta / Fulvio Poli. - San Marino : Il Cerchio iniziative editoriali, 2014. - 544 p. : ill. ; 24 cm. - (Gli archi).

Tra il Runciman (1951 edizione inglese, 1966 edizione italiana) e il Tyerman (2006 edizione inglese, 2012 edizione italiana) sono uscite centinaia di storie delle Crociate: alcune direttamente nelle classiche edizioni dei Remainders, destinate alle curiosità di massa. Per non parlare di piccole perle erudite, come quella su Sibilla, regina crociata di Giuseppe Ligato. Anche chi scrive ha meditato a lungo sulla possibilità di tracciare una panoramica sulle rotte di avvicinamento dei crociati, rotte terrestri in primo luogo, ma poi anche marittime, anche se le possibili fonti sull’argomento sono infinite e sparpagliate in molti rivoli: perché le fonti sulle Crociate non mancano, anche trascurando le pur basilari fonti arabe e armene, o quelle bizantine, che, in parte almeno, sono state tradotte in francese nell’Ottocento.

Ebbene, spazio per la ricerca sulle Crociate ce n’è ancora tanto, purché si abbia una passione precisa e si sappia indirizzare questa passione con metodo e sagacia. E’ il caso del colonnello Fulvio Poli che ha voluto e saputo misurarsi con la storia militare delle Crociate in  Terrasanta.

Pensandoci bene, l’inizio e la fine dell’Oltremare crociato e anche una gran parte del periodo intermedio (nei quasi due secoli di presenza occidentale in terra araba) sono caratterizzati da azioni belliche. Chi ha letto il Runciman e il Tyerman può riassumere brutalmente le strategie belliche in una battuta: stupidità bellica dei neofiti giunti dall’Europa, diplomazia artificiosa degli occidentali nati in Outremer. Ma, certo, questa mia sintesi è troppo liquidatoria: lo constato leggendo le oltre 500 pagine del volume del Poli. Per parlare di tecniche di guerra, ci vuole un militare di carriera, con alle spalle l’Accademia, la Scuola di applicazione d’arma e la Scuola di guerra dell’esercito, oltre all’Istituto superiore di Stato Maggiore Interforze e l’United States Army War College.

Ecco quindi che per ogni scontro importante c’è una carta descrittiva delle forze in campo, della situazione logistica, della tempistica che, spesso e volentieri, è anche l’elemento risolutivo: in una situazione così rarefatta come l’Oriente conquistato dai Franchi, il cui numero era così scarso da non consentire una vera appropriazione del territorio, gli spostamenti da fortezza a fortezza, e talvolta da fonte d’acqua a fonte d’acqua, potevano rivelarsi determinanti.

Quella del colonnello Poli è quindi una storia delle crociate come storia di combattimenti, di rifiuti di scontri diretti, di logistica e temporeggiamento, di valutazione delle forze a disposizione, di analisi critica delle tattiche e delle decisioni. E’ utile proprio per questa alterità radicale d’indagine che rilegge con occhi almeno per me nuovi gli accadimenti d’Oriente.

Ho riscontrato due sole ingenuità, una ideologica e una inspiegabile. La prima, quella ideologica, è che il lavoro tende a glissare sulle controversie, le ripicche, gli scontri anche violenti nel campo crociato, specialmente sull’antagonismo tra Templari e Giovanniti, che pure ha dato in più occasioni seri problemi alla stessa sopravvivenza dei regni franchi. Una sorta di tabù militare che vieta di criticare le decisioni di altri corpi d’armata? La seconda, inspiegabile, è la presenza di note a dir poco pleonastiche: anche uno scarto di leva come chi vi scrive sa cosa sia un’avanguardia, una retroguardia, un accampamento, una ritirata, i rifornimenti, i rinforzi, o la capacità operativa di un reparto, un attacco o un ripiegamento, un assalto o lo schieramento per la battaglia. L’ipotesi è che simili note “didattiche” possano servire per gli allievi dell’accademia militare, ma anche se questo fosse lo scopo recondito, restano defatiganti per tutti, perché interrompono una lettura comunque piacevole e innovativa. (F.V.)

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